top of page

Il ruolo delle Fake News nelle elezioni democratiche

Writer's picture: Koinè JournalKoinè Journal

di Stefano Ambrosino.


Nella giornata di ieri, 23 febbraio 2025, in Germania si sono tenute le elezioni federali. Inizialmente previste per settembre, poi anticipate a causa della crisi di governo che ha portato alle dimissioni dell’ormai ex cancelliere Olaf Scholz. Si tratta di una delle elezioni più importanti della storia europea recente. Infatti, la Germania è ancora a tutti gli effetti la “locomotiva” d’Europa, nonostante la decrescita industriale che si registra negli ultimi anni e la frammentazione politica ed economica all’interno del Paese (si pensi alla differenza politica, culturale ed economica che divide l’est e l’ovest, paragonabile alla differenza tra centro-nord e mezzogiorno italiano). Inoltre, il ruolo di forza della Germania risulta essere ancora essenziale per preservare la credibilità europea nell’attuale scacchiere internazionale.


I risultati sono abbastanza chiari: vince la destra moderata di Friedrich Merz, ossia il CDU-CSU (il partito dell’ex cancelliere Angela Merkel), con il 28,5% dei voti. Segue l’AfD (Alternative für Deutschland, partito di estrema destra neonazista), che raddoppia i suoi voti rispetto alle precedenti elezioni, attestandosi al 20,8%. Terzo posto per i socialdemocratici (SPD) di Scholz, che ottengono appena il 16,4% delle preferenze. Seguono i Verdi con l’11,6%, mentre il partito di sinistra Die Linke ha ottenuto l’8,8% delle preferenze, raddoppiando il risultato delle scorse elezioni. Con ogni probabilità, la coalizione di governo sarà formata dall’alleanza tra CDU-CSU e i socialdemocratici, dato che lo stesso Merz in campagna elettorale ha escluso qualsiasi accordo con l’AfD. Tuttavia, nonostante non entrino in maggioranza di governo, sarebbe un errore sottovalutare la forte crescita del partito di estrema destra AfD. Ciononostante, non sarà semplice raggiungere un accordo tra il partito di Merz e l’SPD, viste le divergenze politiche su alcuni temi.


Lo scopo di questo articolo non è, però, soffermarsi sull’analisi degli esiti elettorali, ma piuttosto cercare di comprendere come si è svolta la campagna elettorale e come si è arrivati a questi risultati.


Nelle ultime settimane, infatti, si è spesso parlato dei tentativi di interferenze russe nelle elezioni tedesche. Il caso nasce grazie ad alla testata indipendente di giornalismo investigativo Correctiv che lo scorso 24 gennaio ha pubblicato un reportage in cui viene resa nota un’ampia operazione di influenza russa. Il reportage analizza come siano stati creati ben 102 siti web al fine di diffondere disinformazione ed interferire nelle elezioni tedesche, come era già avvenuto nelle scorse elezioni americane. Negli ultimi mesi, la campagna di disinformazione ha creato e diffuso affermazioni e contenuti falsi riguardo alcuni politici tedeschi, avvalendosi dell’aiuto dell’intelligenza artificiale e della tecnologia deepfake. Tra le Fake News più stravaganti troviamo il video diffuso sui social dell’incredibile villa da 90 milioni di dollari di Scholz ad Hollywood, oppure l’accordo tra il cancelliere Scholz ed il presidente keniota per portare in Germania 1,9 milioni di immigrati, o ancora le prestazioni sessuali a pagamento che la ministra degli esteri tedesca avrebbe accettato in visita ufficiale in Africa.


Il secondo punto su cui riflettere è rappresentato dal sostegno americano, e soprattutto di Elon Musk, al partito di estrema destra AfD (Alternative für Deutschland). Sul social X, infatti, proliferano e si diffondono tutti i tipi di Fake News, senza paura di censura e senza un degno sistema di fact checking. Basti pensare, ad esempio, all’intervista in diretta che si è tenuta proprio su X tra Musk e Weidel, leader dell’AfD, che è arrivata a definire Hitler un comunista.

Ma come sono cambiate la Fake News e il discorso politico con i social network?


Sebbene in ogni campagna elettorale della storia siano state diffuse numerose Fake News e i candidati politici abbiano spesso fatto e detto qualsiasi cosa pur di screditare i propri avversari, l'evoluzione del dibattito politico odierno, alimentata dall'amplificazione dei social network, merita un'attenta riflessione. L’utilizzo dei social network per comunicare un messaggio politico permette ad un leader di eludere il meccanismo di filtraggio delle informazioni e della comunicazione operato dai media tradizionali (giornali, tv, radio ecc.).


Questi ultimi, infatti, diffondendo un qualsiasi messaggio politico, svolgono sostanzialmente tre ruoli principali: indicano all’elettorato quali siano i temi e i problemi più urgenti in un determinato momento (effetto di agenda setting), attirano e focalizzano l’attenzione del pubblico su questi temi (effetto priming) e creano una cornice interpretativa in cui inserire una determinata notizia (effetto framing). Sostanzialmente, dunque, i media tradizionali suggeriscono quali siano i temi su cui deve svilupparsi il discorso pubblico e come inquadrare quegli stessi temi in un determinato contesto. Tuttavia, nel fare ciò, sono proprio i media ad avere il potere (e il dovere) di ignorare o smentire prontamente alcuni messaggi chiaramente falsi e faziosi che provengono da alcuni attori politici (come ad esempio presentare Hitler come un comunista).


La differenza sostanziale sta nel fatto che i social network consentono di azzerare il ruolo di filtraggio operato dai media e al contempo creare un processo bidirezionale che permette al candidato leader di entrare più facilmente in contatto con i propri elettori. In altre parole, grazie ai social network si passa da una condivisione lineare delle informazioni (politici -> media -> elettori), ad una comunicazione che permette lo scambio diretto di idee e valutazioni tra politici ed elettori, media ed elettori e media e politici.


Questo scambio, seppur ideologicamente perfettamente democratico, permette ai candidati politici di incentrare il dibattito su un determinato tema e di influenzare gli elettori in maniera diretta. Grazie a questa disintermediazione, ovvero grazie alla totale assenza di filtraggio delle informazioni da parte dei media, il candidato politico di turno ha la possibilità di condividere e supportare tutte le Fake News che giovano alla sua elezione e che screditano il proprio avversario, seppur evidentemente false. Inoltre, questo processo permette di de-istituzionalizzare i media tradizionali (e di conseguenza a non credere più ai loro messaggi) e di creare un rapporto tra pari tra rappresentanti politici e popolo.


Creare un rapporto tra pari e non credere più a professionisti del settore comporta anche la possibilità (e la facilità) di dare risalto politico ad individui che non possiedono alcuna competenza politica, economica e gestionale, né tantomeno possiedono alcuna esperienza politica (sul tema si potrebbero fare numerosi esempi, soprattutto nella storia recente del panorama politico italiano, ma rimandiamo la critica al lettore). Per comprendere meglio tale concetto, è utile allontanarsi per un secondo da considerazioni strettamente politiche: pensiamo al problema causato dalla forte disintermediazione e deistituzionalizzazione durante il periodo pandemico. In un momento di cruciale importanza per la salute dell’intera nazione, la forte incertezza che ognuno di noi provava ha portato al proliferare di numerosissimi sedicenti professionisti che, in contrasto con le indicazioni di scienziati e le disposizioni ministeriali, hanno fomentato un senso di rabbia e protesta che certamente non ha giovato a nessuno, aizzando la popolazione contro le indicazioni statali e, addirittura, condividendo falsità circa il pericolo a cui ognuno di noi era esposto.


Un ulteriore elemento di preoccupazione è costituito dalla proprietà dei social network, ossia di luoghi di confronto e dialogo virtuali, da parte di privati multimiliardari. Se il possesso dei principali mezzi di comunicazione da parte di persone politicamente impegnate è spesso stato fonte di preoccupazione da parte degli addetti ai lavori (soprattutto in Italia), la proprietà di un social network è, per quanto difficilmente immaginabile, un problema ancora più complesso. Un luogo in cui ognuno può dire la sua opinione, anche se falsa e diffamatoria, governato da algoritmi che danno maggiormente risalto a determinati messaggi o utenti e “censurano” (ovvero danno meno visibilità ad altri tipi di opinioni) dovrebbe essere un luogo posseduto da un individuo quantomeno non interessato a rimodellare l’intero establishment europeo (vedi “MEGA – Make Europe Great Again”). 


Quanto visto nelle ultime settimane con le elezioni tedesche è l’ennesima evidenza della deriva culturale di cui le società occidentali sono vittime.

Comments


bottom of page