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In piazza per l'Europa, menomale.

Writer: Koinè JournalKoinè Journal

di Luca Simone.


Sabato a Roma è andata in scena la manifestazione per l’Europa convocata da Michele Serra. Stando a quanto è riportato dalle autorità si è trattato di una manifestazione molto partecipata, con più di 30mila presenti. Un’ottima risposta della società civile per quanto riguarda il tema della difesa comune e dell'idea di Europa come baluardo della democrazia. L’obiettivo era quello di chiamare a raccolta la società civile dopo la rottura dell’ordine internazionale operata nelle ultime settimane da Donald Trump.


Serra aveva infatti convocato la manifestazione all’indomani dell’incontro burrascoso andato in scena alla Casa Bianca tra Donald Trump e Volodimir Zelensky. Un incontro che ha creato un effetto a catena, dato che ha reso manifesta all’Europa l’eventualità di un allontanamento degli USA dal Continente, e di una messa in crisi del sistema e del ruolo internazionale europeo fondato sulla credibilità della NATO. La piazza di sabato, però, è andata in scena anche dopo il controverso annuncio da parte della Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen di un piano di riarmo da oltre 800 miliardi. Un annuncio che ha spaccato l’opinione pubblica, creato un turbine di polemiche.


Polemiche che si sono tradotte nell’organizzazione di una sorta di “contro-piazza”, sempre a Roma, sempre Sabato, da parte dell’insolito duo rossobruno Marco Rizzo-Roberto Vannacci. I due, infatti, al grido di “pace!, pace!” ed “Europa Ladrona!”, in un miscuglio ideologico frankensteiniano, hanno sfidato la piazza europeista, con risultati quantomeno scadenti.


La piazza di Serra


La piazza di sabato è un ottimo segnale democratico, sia per l’ampia partecipazione, che fa bene sperare visti i tempi di lontananza dei cittadini e delle cittadine dalla politica, sia perché era una piazza che comunque ha messo in luce anche l’opposizione al governo Meloni (assente ingiustificato), una luce di cui aveva disperatamente bisogno stando a vedere i sondaggi.


Non ci sono però solo notizie positive, perché la piazza, quella stessa opposizione, l’ha anche divisa. In primis è da segnalare la preoccupante assenza del Movimento Cinque Stelle, ormai appiattito sulla linea del No al riarmo europeo, e inchiodato ad una posizione contraddittoria in merito alla politica internazionale.


Ma un altro segnale preoccupante arriva dal PD, dove la segretaria Schlein, pur mostrandosi alla piazza, ha convinto molto poco l’ala più possibilista del suo partito, quella che al momento di votare in Parlamento europeo, ha abbracciato la linea Von Der Leyen. Allo stesso tempo la segretaria Dem ha scontentato l’ala più pacifista, quella che invece aveva votato No, di fatto spaccando il gruppo parlamentare europeo e creando fibrillazioni che hanno fatto scricchiolare addirittura la sua segreteria. Fibrillazioni che non accennano certo a diminuire.


La segreteria di Elly Schlein, infatti, in termini di risultati tangibili non ha portato grosse novità all’interno del PD, e il suo controllo estremamente verticistico del processo decisionale e della linea politica, già da tempo crea malumori e mugugni. La passeggiata in piazza di sabato, non è sicuramente riuscita a placarli.


La contropiazza


Analizzare la contropiazza organizzata dall’insolito duo Vannacci-Rizzo è complesso. Da un lato c’è un generale omofobo e razzista che ora abbraccia un pacifismo all’amatriciana fondato su poche idee, sicuramente confuse, e su una serie di slogan populisti. Dall’altra c’è un personaggio politico che si dichiara comunista, abbracciando idee di estrema destra, e sconfessa chiunque abbia una linea diversa dalla sua, scomunicandolo come traditore.


Negli ultimi anni lo abbiamo visto brindare alla morte di Gorbacev, sconfessare la linea politica di Berlinguer, tutto per avere qualche titolo su un giornale. Di fianco a loro poi c’era lo scrittore moldavo Nicolai Lilin, filorusso, che qualche giorno fa aveva simpaticamente dichiarato di voler spaccare la testa a Luca e Paolo, rei di aver osato fare della satira sul Cremlino.


L’idea che animava la piazza, più che pacifista, era antieuropeista. Perché al di là degli slogan sulla pace, molto banali e sempliciotti, soprattutto da parte di chi poi ci tiene a rivendicare con orgoglio la Resistenza italiana, combattuta sicuramente non con i fiori nei fucili, e che ammicca ad Hamas, in quanto la “Resistenza al sionismo è sempre legittima”, l’idea comune era quella di volerne dire quattro alla cara vecchia Bruxelles. Sostanzialmente, dunque, più che una piazza, sembrava una puntata de La Zanzara, mancavano solo Davide Lacerenza e Er Brasiliano. Entrambi evidentemente impossibilitati a partecipare per problemi personali.


Criticare sì, ma con coerenza e conoscenza


Partiamo dal presupposto che il piano presentato da Von Der Leyen è assurdo e totalmente inutile, e che la comunicazione scelta da Bruxelles che parla di “Riarmo” è schizofrenica e totalmente distaccata dalla realtà. Fatte queste premesse, la piazza di sabato conteneva in sé una serie di anime diverse con idee e pensieri diversi in merito a questo periodo storico. Tutte anime che, però, avevano voglia di discutere sul COME poter affrontare questa situazione, non stavano cercando di decidere se farlo o meno.


L’idea che traspariva dalla piazza di Roma, era quella di una riforma dell’Europa, di un suo miglioramento, di un suo affrancamento anche dall’ingombrante tutela degli USA. Poi si può discutere, e si deve farlo, sui mezzi che si possono utilizzare per raggiungere questo obiettivo, ma non si può certo abdicare consegnando il destino dell'Europa all'inazione (soluzione invece proposta dalla piazza degli pseudopacifisti). Inutile mentirsi, la pace in Europa è stata garantita (e lo sapeva bene anche Enrico Berlinguer) dalla credibilità internazionale di cui hanno goduto i membri dell’UE grazie ad un’alleanza militare tangibile come la NATO. Questa alleanza, oggi, non risulta più credibile (grazie a Trump e agli errori europei), e l’unico modo che esiste per cercare di difendersi dalle nuove minacce dell’ordine internazionale, è costruire una nuova credibilità.


Una credibilità che, ad esempio, non si traduce per chi vi scrive nel riarmo autonomo di 27 Paesi diversi, ma nella costruzione di un paradigma comune di difesa, un paradigma che rafforzi allo stesso tempo lo spirito politico federale dell’Unione Europea. Pensare che quello accaduto in Ucraina sia un unicum, e pensare che senza la possibilità di garantire l’integrità dell’Ucraina in maniera credibile, il problema non si ripresenterà in futuro, e non ci colpirà, è un modo per distaccarsi dalla lettura della realtà. Una lettura forse fin troppo semplicistica, mentre il mondo è un posto tremendamente complicato.


Berlinguer disse che se si vuole la pace, bisogna preparare la pace. Bene, è il momento di farlo, e la pace si prepara anche, e forse soprattutto, mettendosi al sicuro da chi non solo vuole minacciarla, ma lo ha già fatto.



Image Copyright: Getty Images

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