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di Stefano Lazzarini.
La Sfida del Progresso Medico nell’Età della Tecnica
La ricerca medica rappresenta uno dei pilastri fondamentali per il miglioramento della salute pubblica e il progresso scientifico. Nella nostra società contemporanea, tuttavia, si osservano conflitti tra gli interessi economici delle multinazionali farmaceutiche e l’obiettivo primario della ricerca, ossia la promozione di una salute umana equa e priva di discriminazioni. In questo contesto il profitto si intreccia con la scienza, facendo emergere dilemmi etici che non possono essere trascurati.
In un sistema in cui il denaro guida le scelte, è necessario interrogarsi su come le decisioni di investimento – in particolare da parte degli enti privati, che da soli detengono il 95% del totale degli investimenti in campo sanitario (Farmindustria) – influenzino lo sviluppo di terapie e, di conseguenza, il destino dei pazienti. Questo articolo intende esplorare le implicazioni etiche derivanti dalla collaborazione tra il settore sanitario e il business, analizzando i meccanismi che orientano le priorità della ricerca medica e mettendo in luce le responsabilità che ne conseguono, senza cadere in eccessi polemici o facili complottismi.
L’Interdipendenza tra Pubblico e Privato
Il mondo della sanità si caratterizza per la complessa interazione tra enti pubblici e investitori privati. In Italia, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sta subendo forti contraccolpi a causa di lacerazioni di natura strutturale – aspetti che qui non verranno approfonditi – e il mondo delle aziende private si fa strada in modo sempre più importante, specialmente per fare fronte agli ormai insostenibili tempi delle liste di attesa. Per quanto concerne lo sviluppo di rimedi alle malattie, questo è affidato in larga parte alle aziende farmaceutiche, che finanziano quasi interamente gli studi clinici per la realizzazione di nuovi farmaci.
In questa dinamica, il dovere dello Stato che – come ribadito dall’articolo 32 della Costituzione – è garantire l’accesso equo alle cure e tutelare i diritti di ogni cittadino, diviene un impegno sempre più trascurato con l’emergere a funghi delle nuove entità private. Tale simbiosi infatti, seppur necessaria nel contesto del capitalismo neoliberista occidentale dove le privatizzazioni divengono fisiologiche per mantenersi in una dinamica di progresso scientifico globale, porta con sé insidie etiche significative.
Se il profitto diventa il motore principale delle decisioni, si rischia di trascurare quelle aree della medicina che non promettono ritorni finanziari immediati o elevati – come le malattie rare o le terapie preventive – trasformando l’innovazione in una misura di fattibilità economica oltre che di benefici clinici. Come vedremo ci sono ulteriori numerose implicazioni etiche che coinvolgono una ricerca improntata primariamente al profitto.
Le Forze Economiche alla Base della Ricerca Medica
Il modello economico attuale, inquadrabile nel capitalismo neoliberista, premia l’innovazione capace di generare profitti elevati e di espandersi in mercati in continua crescita.
Un esempio concreto è rappresentato da Novo Nordisk, fiore all’occhiello dell’industria farmaceutica danese, la cui capitalizzazione di mercato ha superato abbondantemente il PIL della Danimarca già in estate 2024 (The Guardian). L’azienda, recentemente molto apprezzata dagli investitori – soprattutto negli Stati Uniti – ha dimostrato come un medicinale sviluppato per il diabete mellito di tipo II possa essere riproposto per contrastare un secondo problema globale: l’obesità.
A tale scopo, Novo Nordisk ha immesso sul mercato due farmaci omologhi, che impiegano lo stesso principio attivo (il semaglutide) ma con dosaggi differenti: Ozempic, rivolto al trattamento del diabete, e Wegovy, pensato per l’obesità.
L’obesità, ormai riconosciuta come una vera patologia, interessa tra il 35% e il 40% degli adulti statunitensi ed è in crescita anche in Europa e nei paesi in via di sviluppo, evidenziando un potenziale di profitto estremamente elevato. Negli ultimi mesi, il medicinale ha acquisito popolarità anche tra personalità dei social media. Queste lo hanno utilizzato a fini estetici, determinando un aumento della domanda e, di conseguenza, un incremento del prezzo. A gennaio 2025, il costo mensile ha raggiunto cifre comprese tra 1000 e 1350 dollari, penalizzando chi ne avrebbe avuto un reale bisogno per patologie gravi. È importante ricordare che il consumo di Wegovy – che utilizza lo stesso principio attivo dell’Ozempic – incide sul prezzo finale di quest’ultimo, aumentandolo vertiginosamente.
Lo sviluppo del farmaco Wegovy è rappresentativo di un fenomeno diffuso nel settore farmaceutico: il “repurposing”, traducibile con il concetto di “trovare un nuovo scopo in qualcosa che, in principio, ne aveva un altro”. Tale pratica, da un lato, stimola l’evoluzione di nuove scoperte scientifiche, non è di base negativo, ma, dall’altro, rischia di indirizzare la ricerca esclusivamente verso ambiti remunerativi, lasciando in secondo piano altri settori di maggiore rilevanza etica e sociale.
Il repurposing solleva questioni etiche fondamentali: fino a che punto il profitto può orientare le scelte terapeutiche? Qual è la responsabilità delle aziende nel garantire che l’accesso alle cure non diventi un privilegio per chi dispone di maggiori risorse economiche? Questi interrogativi animano un dibattito che interessa non solo gli esperti del settore, ma l’intera società civile, già messa a dura prova dalle ingerenze del privato sul SSN.
Il dilemma etico nella psichiatria
Il campo della psichiatria offre ulteriori spunti di riflessione sulle implicazioni etiche derivanti dalla convergenza tra sanità e business. L’uso massiccio di antidepressivi e ansiolitici, pur essendo efficace nel breve termine per alleviare i sintomi, solleva interrogativi sulla gestione a lungo termine dei disturbi mentali e sulla necessità di intervenire sulle cause profonde del disagio.
Il modello attuale privilegia soluzioni farmacologiche rapide, ma queste spesso, come testimonia ampiamente la letteratura scientifica, non sono sufficienti ad una cura profonda del paziente che indaghi alla radice dello specifico disagio psichico. La dipendenza da tali farmaci e il rischio di una medicalizzazione eccessiva richiedono una riflessione attenta: fino a che punto è accettabile adottare terapie che, pur risultando redditizie, possono compromettere la qualità della vita dei pazienti sul lungo periodo? Un approccio integrato – che combini trattamento farmacologico, psicoterapia e supporto sociale – appare fondamentale per garantire un intervento propriamente efficace e rispettoso della dignità umana, anche se spesso si scontra con le esigenze di profitto che privilegiano soluzioni rapide e meno costose. Non è una sfida semplice, ma nel nostro piccolo è importante rifletterci. Nulla togliere ai risaputi benefici dei farmaci di nuova generazione, sarebbe anacronistico e bigotto oltre che dannoso non riconoscerne l’importanza nelle terapie, tuttavia non dobbiamo perdere di vista che la cura non può essere ridotta a una soluzione univoca. Serve, piuttosto, un ampio insieme di approcci psico-farmacologici che possano coesistere armoniosamente.
Per dirla con filosofia, l’aspetto fondamentale è fare attenzione anche in questi casi a non cadere nella fallacia millenaria della dicotomia che scinde soma e psiche, anche il corpo e la mente (e dunque la malattia), dovrebbero essere considerati un vero e proprio unicum e come tali andrebbero trattati.
Responsabilità Etica e Regolamentazione: Un Quadro di Supervisione
Per assicurare che la ricerca medica risponda alle reali esigenze della popolazione, è necessario sviluppare un quadro regolamentare che vada oltre gli aspetti economici, abbracciando pienamente quelli etici. Fortunatamente, esistono già meccanismi di supervisione dell’operato delle case farmaceutiche.
In Europa, l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) svolge un ruolo cruciale nel monitorare e valutare i nuovi farmaci, garantendo elevati standard di sicurezza ed efficacia. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (FDA) opera in modo analogo, vigilando affinché le terapie approvate siano in linea con il benessere dei pazienti e che i conflitti di interesse siano gestiti con trasparenza. A livello globale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) fornisce linee guida e standard etici che costituiscono un riferimento imprescindibile per mantenere l’integrità della ricerca.
Non ci addentreremo in questo articolo nei dettagli di queste istituzioni, tuttavia è bene considerare che nonostante gli importanti ruoli che rivestano, tali organi amministrativi non sempre operano con metodi trasparenti.
Uno dei casi più controversi fra gli altri riguardanti tali enti, riguarda il fenomeno del “revolving door”. dove, ex funzionari della FDA, dopo aver prestato servizio nell’agenzia incaricata di tutelare la salute pubblica, passano a ricoprire ruoli di responsabilità all’interno delle stesse aziende farmaceutiche che la FDA dovrebbe rigorosamente vigilare (ndr.com). Questo scambio ciclico mina la credibilità dell’ente, poiché si crea un terreno fertile per conflitti di interesse: la fiducia dei cittadini è compromessa quando l’apparente imparzialità viene oscurata da dinamiche di favoritismo e legami troppo stretti con il settore privato. Tale situazione evidenzia una grave criticità etica, in cui la trasparenza e la severità delle normative devono essere potenziate per garantire che le decisioni regolatorie siano guidate esclusivamente dal benessere dei pazienti e non da interessi economici.
Sarà fondamentale, nei prossimi anni, che queste istituzioni rafforzino la loro autorevolezza e trasparenza, soprattutto quando i comportamenti aziendali si discostino in maniera iniqua dal vero fine della ricerca: la salute. Le istituzioni pubbliche e gli enti di controllo devono non solo monitorare i finanziamenti e gestire i conflitti di interesse, ma intervenire con decisione quando le pratiche aziendali minacciano la dignità e il benessere dei pazienti.
Tiriamo le Somme: Quali Prospettive Future per la Ricerca Medica?
Il futuro della ricerca medica dipenderà dalla capacità di integrare esigenze scientifiche, economiche ed etiche in un modello sostenibile. Una sanità equa richiede un approccio che superi il mero interesse commerciale e metta al centro la responsabilità sociale. Le aziende farmaceutiche devono riconoscere il loro ruolo non solo come generatori di profitto, ma come attori fondamentali nella tutela della salute pubblica. Parallelamente, le politiche governative devono incentivare investimenti in settori, seppur meno redditizi, indispensabili per garantire il diritto alla salute di ogni cittadino.
Il dialogo tra scienza, business ed etica è oggi più urgente che mai, poiché le decisioni prese in questo ambito hanno ripercussioni che vanno ben oltre il laboratorio, incidendo sulla vita quotidiana, sull’accesso alle cure e sul benessere delle future generazioni. Il percorso verso una sanità veramente equa si fonda sulla consapevolezza che la salute è un diritto inalienabile, da tutelare con la medesima determinazione con cui si persegue il progresso scientifico.
Bibliografia e Fonti
Articoli e studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali
Centro Phoenix. “Mindfulness per la gestione del dolore cronico”
Farmindustria. “Indicatori Farmaceutici”
Greenweez. “Adattogeni naturali contro lo stress e le sue conseguenze”
La Repubblica. “Malattie rare, solo il 5% ha una terapia: servono più investimenti”
MSD Manuals. “Abuso di ansiolitici e sedativi”
The Guardian. “A pill for every ill: doctors say Australia overprescribing antidepressants to mask toxic social conditions”
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